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 03 Apr. 2020 



 

 

 

**Il 29% delle famiglie italiane non si fida a bere acqua di rubinetto (era il 40,1% nel 2002**), mentre si dichiarano “molto o abbastanza soddisfatte” del **[servizio idrico](/servizi-energetici/ciclo-integrato-acque "Ciclo integrato delle acque") 8,6 famiglie su dieci**, con le percentuali più alte che si registrano al Nord. Sono alcuni dei primi risultati del Censimento delle acque per uso civile (relativo al 2018) dell’Istat.

Per la prima volta - leggiamo su QE - negli ultimi vent’anni si riducono i **prelievi per uso potabile (-2,7% rispetto al 2015): si calcolano 419 litri per abitante al giorno** (9,2 miliardi di metri cubi) e vi sono meno prelievi da sorgente e invaso a favore delle captazioni da pozzo. Nelle reti di distribuzione dell’acqua potabile dei 109 Comuni capoluogo di provincia sono stati immessi in rete, nel 2018, 2,5 mld/mc di acqua (378 litri per abitante al giorno) e, calcola l’Istituto, ne sono stati erogati per usi autorizzati agli utenti finali 1,6 mld/mc (237 litri per abitante al giorno, sia fatturati sia forniti a uso gratuito). Dunque, il 37,3% dell’acqua immessa in rete è andato disperso (era il 39% nel 2016).

Guardando alla classifica dei Comuni, “le **condizioni di massima criticità” sono state registrate a Chieti (74,7%), Frosinone (73,8%), Latina (69,7%) e Rieti** (67,8%). Le percentuali migliori si registrano a Biella (9,7%), Pavia (13,5%), Mantova (14,2%), Milano (14,3%), Monza (14,5%), Pordenone (14,5%) e Macerata (14,8%). “Sulla contrazione delle perdite di rete ha inciso, in alcuni casi, un maggiore investimento nella riduzione (come avvenuto a Roma) e una più intensa diffusione delle campagne di ricerca (Biella)”.

A cura di [www.e-gazette.it](http://www.e-gazette.it/)